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Marketing, vendite, acquisti, HR, IT, amministrazione, produzione: ogni azienda comprende (almeno) queste funzioni. Nelle piccole realtà una sola persona può racchiuderne anche due o tre, in quelle più grandi a ognuna corrisponde un reparto strutturato.
A questa struttura interna, già di per sé articolata, si affianca quella esterna: mercato, pubblico, rete distributiva, partner: un insieme di elementi che interagiscono continuamente con l’azienda e che contribuiscono a definirne il posizionamento, spesso in modo più incisivo di quanto si sia disposti ad ammettere.
L’errore più frequente è trattare questi elementi come compartimenti stagni: reparti che lavorano in parallelo senza condividere informazioni, interventi sul mercato che ignorano gli equilibri interni, decisioni operative che non tengono conto della filiera distributiva.
Quando una funzione aziendale non tiene conto di tutto ciò che le sta attorno, le sue azioni possono produrre inefficienze o tensioni (se non addirittura danni) dei quali nemmeno si rende conto.
Ogni brand e ogni azienda sono, di fatto, degli ecosistemi, in cui ogni elemento svolge una funzione e contribuisce a mantenere un equilibrio complessivo e dinamico, che deve reagire alle pressioni interne ed esterne.
E proprio come accade negli ecosistemi naturali, inserire un nuovo elemento, o per restare nella metafora una nuova specie, può avere un impatto grave sull’ambiente o sulla specie stessa.
Ci sono specie inadatte a quello specifico ambiente, che si estinguono rapidamente: è ciò che accade ad esempio, ad alcuni investimenti su canali social. Senza una strategia che accompagni l’utente oltre la piattaforma social e verso una relazione più profonda difficilmente i costi si tradurranno in risultati concreti.
Può succedere il contrario: la specie è forte e diventa invasiva, provocando danni agli elementi preesistenti. Si può pensare ad esempio all’introduzione di un e-commerce che, se progettato senza tenere conto della rete esistente (agenti, distributori, rivendite sul territorio) può generare attriti e conflitti di interesse, che potrebbero incidere negativamente sulle vendite totali. È proprio questa un’esigenza che abbiamo accolto e affrontato insieme a molti dei nostri clienti.
E il cambiamento climatico? Quanti ecosistemi naturali sono in difficoltà, oggi, a causa dell’aumento globale delle temperature medie?
È ciò che accade, in un’azienda, quando si trova ad affrontare cambiamenti generalizzati come il boom dell’AI, che rivoluziona produzione e domanda, o il mutare continuo degli algoritmi, che rende la presenza sui social una continua rincorsa all’adattamento.
Quali ecosistemi aziendali sopravvivono? Quelli più resilienti, capaci di sviluppare strategie di adattamento e di non lasciare indietro gli elementi chiave per il proprio equilibrio.
È per questo che, quando lavoriamo alla progettazione di una community, partiamo sempre da una mappatura completa: esigenze interne, dinamiche di mercato, struttura distributiva, ma anche organizzazione e distribuzione dei carichi di lavoro, analizzando eventuali colli di bottiglia nelle procedure per cercare strade alternative.
Una community ben progettata non dovrebbe rappresentare una specie aliena, ma un elemento di supporto, che si integra con la struttura esistente e che contribuisce a rafforzarne l’equilibrio.
Dal punto di vista tecnologico, questo approccio si traduce in un lavoro profondo di analisi e di successiva integrazione. Attraverso le API, le nostre community si collegano ai sistemi già in uso, come gestionali, CRM e piattaforme e-commerce, evitando duplicazioni, ridondanze, “strappi” nel flusso delle informazioni, per rendere l’ambiente ancora più coeso e governabile.
Se il mondo dell’informatica è sempre alla ricerca della cosiddetta “killer application”, il superpredatore che annienta i concorrenti, noi preferiamo, con le nostre community, costruire una “living application”: una soluzione viva e vitale, che cresce insieme al brand e ai suoi clienti, nata non per esplodere in fretta e poi svanire, ma per durare nel tempo, in equilibrio con il suo ambiente.
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